La resistenza è un Cinzano ghiacciato

L’assurda storia di come i Mind Enterprises sono diventati il simbolo della resistenza europea alla ferocia del mondo.

Schermata d'errore di un browser.
Olia Lialina - False Memory

Quando passi una parte considerevole del tuo tempo online è difficile valutare quanto i trend della internet culture siano rilevanti per la maggior parte delle persone.

Quindi se conosci i Mind Enterprises puoi saltare i prossimi paragrafi.

Se invece non li hai mai sentiti nominare, sappi che sono un duo musicale italiano: Andrea Tirone, detto Secco, e Roberto Conigliaro, detto Baffone.

Si distinguono per un suono italodisco, riletto in chiave contemporanea attraverso influenze electro, funk e pop. E pur essendo in giro da un bel po’ di tempo — il progetto nasce nel percorso musicale di Tirone già negli anni Dieci, mentre il duo si consolida più avanti — i due sono diventati famosi, anzi virali, soprattutto lo scorso anno.

Lo hanno fatto grazie a una serie di shorts video in cui rendevano visibile il loro suono con un immaginario dall’estetica vintage, caratterizzato da un esplicito richiamo all’Italia degli anni ’80: quella in cui, per rubare le parole al mio amico Massimo, “anche gli spazzini andavano in giro con il Mercedes”.

Un universo visivo che alle loro sonorità disimpegnate unisce due elementi: l’impressione di opulenza demodé degli oggetti di scena e lo sprezzo meccanico delle loro movenze, che li fanno assomigliare a una versione calabrese dei Kraftwerk.

I Mind Enterprises appaiono come l’assemblaggio di due macchine del disimpegno, catapultato nel nostro presente distopico da un passato in cui we were kings.

Il soggetto collettivo che s’incarna nell’immaginario del duo siamo noi: gli italiani.

Ciò che questo immaginario costruisce è una cartolina del nostro paese o, almeno, una delle sue tante immagini possibili. E tra queste non un’immagine a caso, ma un’immagine precisa. O meglio, una serie d’immagini che finiscono per costruirne una capace di sovrastarle tutte.

Quella visualizzata nell’immaginario dei Mind Enterprises è l’Italia dell’edonismo reaganiano bagnato di Negroni e candido di coca della Milano da bere. È quella di Sandro Pertini che gioca a scopa sull’aereo che riporta in patria la nazionale vittoriosa. È l’Italia di Bettino Craxi, che si fa rispettare nel mondo tenendo testa agli americani a Sigonella.

È il paese che si lascia alle spalle i grigiori degli “anni di piombo”, camminando su un tappeto di morti d’overdose verso il radioso futuro promesso dalle magnifiche e progressive sorti del neoliberismo rampante.

Una fantasmagoria, ovviamente.

Ma una fantasmagoria potente, perché mobilita la nostalgia di un benessere scivolato via e di una grandezza ormai svanita: una nostalgia che può facilmente servire una visione reazionaria del mondo.

Quella evocata da alcuni content creator di cui avevo già avuto modo di parlare, che proprio su questo desiderio di restaurare il passato di grandiosa leggerezza del nostro paese fanno leva per alimentare la loro narrazione di un presente corrotto e indesiderabile.

Dove la corruzione, se gratti appena appena sotto la patina, diventa immediatamente fastidio per tutto ciò che mette in discussione il privilegio di classe, razza e genere dell’uomo bianco occidentale.

Di questo, naturalmente, i Mind Enterprises non hanno alcuna responsabilità. Perché il gioco degli immaginari è divertente, ma non è mai possibile controllarlo del tutto.

Ed è proprio in questo gioco che si annida il colpo di scena.

Da qualche settimana, infatti, le immagini dei Mind Enterprises hanno ripreso a circolare nel sistema nervoso digitale con un significato nuovo, diverso.

Alcuni memer dei network NAFO attivi su X le hanno usate per visualizzare una particolare forma di resistenza: quella che l’Europa starebbe provando a opporre al nuovo corso delle relazioni atlantiche inaugurato da Donald Trump.

Il contesto è lampante: nel corso dell’aggressione contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti ha più volte sferzato i partner europei.

Il motivo?

Non averlo sostenuto in una guerra caratterizzata da ragioni inconsistenti e da una condotta che definire improvvisata suona come un understatement fin troppo generoso.

Accuse a cui la meccanica atarassia del disimpegno che i Mind Enterprises mettono in scena nei loro contenuti sembra fornire una risposta perfetta.

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Sono solo alcuni esempi di come gli elementi di quell’immaginario vengano piegati a un significato nuovo, che affianca tutti gli altri significati possibili senza per questo spodestarli.

E non importa che anche questa riappropriazione sia una fantasmagoria o una forma di pensiero desiderante visivo. L’Europa è ben lontana dall’esercitare quel grado di distacco e assertività verso la politica di Trump che questi memer desiderano.

Qui conta notare altro: il potere delle immagini risiede soprattutto nella loro capacità di ospitare significati diversi, persino contraddittori.

La stessa immagine può evocare la nostalgia reazionaria per un’Italia padrona di sé, ricca, bianca, maschile e spensierata. Ma può anche diventare, pochi mesi dopo, la fantasia ironica di un’Europa che guarda il nuovo disordine americano, si accende una sigaretta, sorseggia un Cinzano ghiacciato e continua a ballare senza scomporsi.

Non perché una delle due letture sia più vera dell’altra.

Ma perché gli immaginari non appartengono mai del tutto a chi li produce. Appena entrano in circolo, cominciano a essere toccati, deformati, rubati, traditi, rimontati.

Questa capacità viene esaltata dalla rete e dalle sue culture che, con le loro pratiche di appropriazione creativa, piegano al proprio volere qualsiasi immaginario.

Nel cuore della supercella, il potere dell’immaginazione visiva ha un solo limite possibile.

E tende all’infinito.

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