Pulviscolo #5

La crisi che è arrivata. Una fotografia di Petra Collins. Le parole giapponesi per dire turismo e altre mirabolanti meraviglie.

Tre cespugli a lato di una strada.
Nicolas Faure - Pertit-Est
Questa è Pulviscolo, la mia rubrica di link curati. Una selezione di particelle di materia da leggere, guardare o ascoltare una volta al mese.
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A inizio marzo il mio profilo Facebook ha ricevuto uno strike. La foto di un data center che ho usato per illustrare un mio post era marcata falsa da un fact checker del Burkina Faso. Quel data center non è nel paese africano. E anche se non l'ho mai dato neanche a intendere, il fatto di averla pubblicata è una violazione che la piattaforma ritiene abbastanza grave da ridurre la visibilità dei miei contenuti. Questa scelta ha un impatto su questo blog, perché Facebook è il social che uso per farlo conoscere. Da quel momento, infatti, ha smesso di crescere. Se ti va, puoi aiutarmi fino a che la violazione è attiva: se vedi un post del blog su Facebook commenta, condividi o lascia un like. Quando non vedrai più questo messaggio saprai che la situazione si è risolta. 🙏.

Il 31 dicembre del 2025 sono andato a dormire con un progetto: dedicare il 2026 a rafforzare il mio profilo da scrittore. Il mio secondo romanzo riposava nel cassetto e in un documento stava prendendo forma il pitch del saggio sugli usi bellici di robotica e intelligenza artificiale che vorrei scrivere.

Il 1 gennaio mi sono svegliato con la sensazione che intorno a me fosse cambiato qualcosa. Non ho avuto subito ben chiaro cosa fosse cambiato, ma me ne sono accorto perché la voce delle persone con cui parlavo suonava come fratturata da una crepa invisibile.

Il suono di quella vibrazione aliena è diventato come un acufene piantato dentro la mia testa. Un pensiero - fisso, ossessivo, ricorrente - che mi comprimeva il torace tagliando il respiro.

Poi ho capito.

E più che un illuminazione è stato un processo. Come l'immagine che si rivela mano a mano che incastri l'uno con l'altro i pezzi di un puzzle.

Quel cambiamento apparentemente ignoto aveva un nome: crisi.

O recessione, se preferisci chiamarla con il lessico asettico che usano gli economisti sui giornali e in televisione.

La sostanza cambia poco. Perché a prescindere dalla parola che scegli per chiamarla, quando la crisi ti guarda negli occhi fa paura. O almeno l'ha fatta a me, che la incontravo per la prima volta da quando ho scelto l'indipendenza come dimensione professionale.

Altri, con cui mi è capitato di parlare, l'avevano già incontrata e parlare con loro è stato utile, perché ho capito che il contesto non valeva solo per me e, soprattutto, non era un giudizio su di me.

Scriverlo è più facile che viverlo. E accettarlo è ancora più difficile. Non ci riesco sempre, ma provo a farlo in ogni momento.

Alla fine di maggio arrivo così, con la necessità di tenere in equilibrio l'immagine di me che desideravo costruire - quella di autore - e l'immagine di me che mi serve per costruirla - quella di marketing strategist.

In tutto questo ci sono lezioni - che sto imparando - e nuove cose di cui dovrò essere consapevole. Una, su tutte, è che quando scegli l'indipendenza devi perseguirla fino in fondo.

Nel mio piccolo ci sto provando.

Questo blog e tutto quello che ci gira intorno fanno parte di questo sforzo. E in un certo senso ne fai parte anche tu che lo leggi.

Di questo ti ringrazio. E ora spazio alle cose belle 🙂.


Una ragazza adolescente seduta in un prato.
Un foto tratta della serie The Teenage Gaze di Petra Collins, che è una fotografa pazzesca.

Le parole giapponesi per dire turismo

Sono due. La prima, tradizionale, è 観光 (kankō). Tradotta alla lettera significa: "osservare la luce di un paese". La seconda, インバウンド (inbaundo), è una parola contemporanea che ricalca quella inglese inbound, ovvero in entrata. Nella distanza tra i significati di queste due parole - la prima rivolta a noi che osserviamo, la seconda a loro che arrivano - ci sono tutte le contraddizioni del turismo nell'epoca della globalizzazione armata, ben raccontate da Christopher Hobson in una delle ultime uscite di Imperfect notes on an imperfect world, che è una delle mie newsletter preferite. Ti consiglio di seguirla.

Bound to inbound
Nihon, noted

Dentro trovi anche un'affinità tra Giappone e Trentino che non ti aspetti.

La casa di produzione cinematografica che ha cambiato il modo in cui si promuovono i film

Il mio amico Pietro ha scritto un pezzo su A24, una casa di produzione cinematografica che ha iniziato a promuovere i suoi film come se fossero dei brand. Te lo consiglio se ti interessa capire come cambia la comunicazione all'epoca delle piattaforme.

A24, quando il cinema diventa brand - Link
In tempi di guerra dell’attenzione, cinema e marketing condividono sempre più le stesse strategie di hype. Da Spring Breakers a Marty Supreme, A24 mostra come una casa di produzione possa trasformarsi in un brand capace di costruire mondi e generare nuovi consumi.

Un concerto bello di una band che adoro

Sono un pelo monotematico, me ne rendo conto, ma da qualche mese sono tornato ad ascoltare un sacco di roba punk, emo e hardcore. Tra le band che preferisco ci sono gli Stegosauro di cui è uscito da poco un live su Full HC, benemerito canale YouTube che documenta i live della scena italiana per chi, come me, ai concerti ci riesce ad andare una o due volte all'anno. E ti dirò di più, questi sono proprio i concerti che preferisco e che ti fanno capire che tipo di persona sono.

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