"Ricordare per procura" su Il Tascabile
Cosa dice la scienza a proposito di costi e benefici delle pratiche di "scarico cognitivo"? Su "Il Tascabile" ho analizzato un po' di letteratura disponibile sul tema.
Ho rimuginato su un bel po' prima di riuscire a trovare una chiave per scrivere l'introduzione a questo pezzo pubblicato su Il Tascabile qualche mese fa.
Poi, una mattina, magia dell'algoritmo, mi sono imbattuto nel post con cui Christian Raimo, riportandone un lungo estratto, dichiarava che il saggio più bello che avesse letto nel 2025 era la nuova introduzione di Paul Schrader al volume Il trascendente nel cinema.
Se vuoi leggerlo puoi farlo seguendo il link; ma per gli scopi di questo post ti basti sapere che è una splendida riflessione sull'idea di cinema di Deleuze.
Per me, che sui testi dedicati dal filosofo francese alla settima arte mio sono formato tornandoci più volte negli anni, il nome di Deleuze è un clickbait irresistibile.
Perciò ho letto la citazione dalla prima all'ultima riga e sono rimasto particolarmente colpito da un breve passaggio dedicato al rapporto tra Bergson e Deleuze, che recita così:
Il concetto di durata di Bergson è fondamentale per il concetto di tempo-immagine di Deleuze. Il tempo permette all'osservatore di arricchire l'immagine di associazioni, anche contraddittorie.
Da buon deleuziano, il tempo è una mia ossessione. Dentro allo Zettelkasten, raccolgo materiali per la "filosofia del tempo digitale" che sogno di poter scrivere ormai da qualche anno.
Fantasticando su questo progetto, mi viene da dire che quest'epoca rapidissima ed estensiva avrebbe il profondo bisogno di un "rinascimento bergsoniano", capace di elaborare un pensiero della durata e dell'intensità nuovo e adeguato allo spirito del tempo.
Perché, ne sono convinto, è nella durata che possiamo trovare le risorse necessarie per resistere alla guerra all'attenzione che le piattaforme conducono spietatamente contro di noi da quindici anni.
In un certo senso, questo è il fiume carsico che scorre sotto la superficie dell'articolo che ti sto segnalando stasera: una ricognizione dello stato attuale della ricerca sulle pratiche di "scarico cognitivo", ovvero le strategie e i gesti che ci permettono di gestire il sovraccarico cognitivo grazie all'ausilio di dispositivi e applicazioni digitali.
Perciò, così come la scrittura per Platone aveva natura “farmacologica”, e offriva al tempo stesso rimedio e veleno per la memoria, anche le pratiche di cognitive offloading comportano costi e benefici. Da questa prospettiva, la diffusione dell’intelligenza artificiale (IA) sta mettendo in luce come questo strumento, ubiquo e facilmente accessibile, stia favorendo nuove forme di scarico cognitivo, e incidendo sul modo in cui le persone si rapportano alle informazioni, nonché sullo sviluppo del loro pensiero critico.

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