Stamattina ha smesso di piovere. Le nubi si sono sollevate e, dietro di loro, è spuntato il cielo, azzurro come solo un cielo di fine inverno sa essere. Le montagne, imbiancate dalla nevicata del giorno prima, brillano alla luce del sole che, lento, sale a ovest.

Mi affaccio alla finestra sul retro. L'orto di mio padre gronda umidità. Il verde delle piante invernali punteggia la terra scura, gonfia d'acqua. L'ultimo cumulo di neve sporca si staglia all'angolo più a nord del lotto. Imperterrito resiste alle temperature in aumento.

Questo fazzoletto di terra, stretto tra le pareti delle case che lo circondano, mi ha visto crescere. Qui ho giocato da bambino, sporcandomi le mani con la terra resa fertile dal composto che, marcescente, emana i suoi afrori da una cassetta fatta d'assi appoggiata a una delle pareti che delimitano lo spazio.

Ricordo le macchie sui quaderni, quando ci venivo a studiare, seduto sul tavolaccio il cui posto è oggi occupato dall'ordinata catasta di legna. Ricordo il verde delle piante di pomodoro che macchia le dita quando, d'estate, passo a legarli ai pali attorno a cui s'avvinghiano, crescendo impetuosi, di giorno in giorno.

Ricordo l'odore acre e dolciastro dei fichi spappolati a terra, che s'appiccicano alle suole, mischiando terra e brecciolino alla gomma delle suole.

Qui ha giocato mio figlio, un anno fa, nell'incertezza del lockdown, sperimentando anche lui, per la prima volta, il contatto con quella terra di cui la mia famiglia si prende cura da tre generazioni.

Guardo la parete della montagna, che chiude lo sguardo. Il calendario su cui, per quasi dieci anni, ho visto scorrere il tempo, nel ciclo rassicurante delle stagioni. Anche l'orto cambia con loro.

Il dimesso disordine invernale lascerà posto alla regolarità della primavera, con le sue aiuole vangate e sarchiate. Poi verrà il tempo selvaggio dell'estate, la rigogliosa stagione della crescita. L'esplosione della vita. Infine l'autunno, con la sua molle dolcezza, la pigrizia rilassata che accompagna la luce dorata che, lenta, digrada dietro i profili acuti delle abitazioni.

Poi tutto ricomincerà, ma questa volta io non ci sarò. Tra pochi mesi una nuova casa accoglierà me e la mia famiglia, con le sue promesse di novità e sensazioni inedite e abitudini tutte da costruire.

Sarà bello, lo so, ma una parte di me resterà qui e qui tornerà. Alla terra.