Pulviscolo #9
Copertine vintage di report d'azienda. Due o tre cose sulla resistenza ucraina. Uno dei miei dischi preferiti di sempre.
Che rapporto hai con settembre? Sarà perché è il mese a cui si rinviano le cose che non hai voglia di fare d'estate o perché è quello in cui inizia l'anno scolastico, io l'ho sempre considerato il primo mese d'autunno.
Sbagliandomi ovviamente. Perché settembre - almeno due terzi del mese - appartengono a tutti gli effetti all'estate. E mi sento come se questa fosse la prima volta che questo fatto mi si presenta come un'evidenza.
Sarà perché ormai il caldo non allenta la sua presa neanche quando la stagione estiva si avvia verso la sua conclusione. O forse perché sento di aver bisogno che questa prolunghi ancora un po', come se avessi bisogno di più tempo per godere delle sue dolcezze.
Non so bene quale sia la risposta corretta. E nemmeno se esiste, una risposta corretta. Quello che so è che, quest'anno, ho deciso di sentirmi in estate un po' più a lungo di quanto ho fatto l'anno scorso.
Mi sembrava una cosa carina da raccontarti per introdurre questo numero di Pulviscolo.
Buona lettura!
Le pazzesche copertine vintage dei report aziendali
Prima che i padroni dell'intelligenza artificiale ci convincessero che i report aziendali sono un orpello di cui dobbiamo liberarci c'era un tempo in cui queste pubblicazioni erano una dichiarazione d'intenti sul presente e sul futuro. Il rabbit hole della copertine d'epoca di questo particolare genere letterario è stata una delle mie passioni estive.





Ne trovi molti altri su: https://annualreport.gallery/
Due o tre cose sulla resistenza ucraina.
Ho pensato di scriverle dopo aver visto il video che celebra i primi 4 anni di vita di Solidarity Collectives, un network di volontari anti autoritari che supporta in vari modi la resistenza all'aggressione imperialista voluta da Putin. Non è la prima volta che m'interesso al modo in cui persone e organizzazioni di sinistra scelgono di partecipare alla difesa della società ucraina. L'ho fatto, per esempio, scrivendo una recensione del libro Qui siamo in guerra, che ne ha raccolto e diffuso le voci. Il punto che mi preme chiarire è questo: la resistenza ucraina è una questione che riguarda e coinvolge tutta la società del paese, a dispetto dei tentativi che la propaganda russa fa per convincerci del contrario. Lo dimostra anche un pezzo di Lorenzo Monfregola, uscito quest'estate su Valigia Blu, che racconta come funzionano le Brigate di Difesa Territoriale. Per me, cresciuto nel privilegio della pace e della prosperità, non è stato facile comprendere la scelta delle compagne e dei compagni che hanno imbracciato le armi per difendersi. E per molte e molti è ancora difficile farlo. La verità è che la nuova realtà multipolare mette noi persone di sinistra di fronte alla necessità di chiederci quale sia la nostra idea di difesa davanti a un mondo sempre più spietato. Perché, scrive amaramente un attivista ucraino, non si combatte il fascismo coi fiori. Purtroppo.
Uno dei miei dischi preferiti, raccontato comesi deve.
Un paio di era fa, nella vita di questo blog esisteva una rubrica simile a questa. Si chiamava Spore. Il secondo numero di quella rubrica raccontava della fine di una storia d'amore e di come una canzone degli At the Drive In mi aveva illuso che avrei potuto riavvolgere il nastro del tempo. Qualche anno più tardi scrissi un altro post, che raccontava del mio amore per un'altra canzone della band di El Paso: Hourglass. Questo per dire che gli At the Drive In sono uno dei miei gruppi preferiti, che la loro musica accompagna la mia vita da 26 anni e che di recente ho letto un pezzo che racconta il loro disco migliore.
Questi sono gli At the Drive In che suonano il loro pezzo migliore in una sala da bowling.
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