Museion e lo spirito del tempo presente
Più che un museo troppo costoso, Museion è il punto di condensazione simbolica di un nuovo sentire culturale e politico.
La maggior parte delle persone non interpreta lo spirito del tempo, ne è attraversata. È lo spirito del tempo che agisce e si manifesta attraverso le loro parole e le loro azioni, non il contrario.
Proviamo a usare questa idea come cornice per leggere la solita, vecchia polemica su Museion.
Per gli altoatesini è una storia nota. Per tutti gli altri: Museion è il museo di arte contemporanea di Bolzano. Ha aperto all’inizio degli anni Zero e non è mai riuscito a conquistare davvero la maggior parte della città.
Le ragioni possibili sono molte: l’arte contemporanea può sembrare esoterica, il suo ambiente troppo snob, il territorio troppo conservatore. Ma il punto vero è un altro: quando un’istituzione culturale non viene sentita come propria, diventa un bersaglio più facile.
Da lì in poi, infatti, la polemica segue sempre lo stesso copione: Museion costa troppo e ha troppo pochi visitatori per giustificare l’investimento.
L’ultimo a brandire questa argomentazione è stato Christian Bianchi, assessore provinciale di recente passato a Forza Italia dopo più di un decennio di militanza leghista. Prima di lui, non più tardi di due anni fa, a sostenere la critica era stato l’allora consigliere comunale del PD Stefano Fattor.
L’insofferenza, come si vede, è bipartisan.
Ciò non vuol dire che sia condivisa all’unanimità. A difesa di Museion, negli ultimi giorni, si sono alzate diverse voci, e non di poco conto.
Il 4 aprile, in un post pubblicato sul suoprofilo Facebook, Zeno Oberkofler dei Verdi ha scritto che “Il Museion è più dei suoi incassi [...] si sta aprendo sempre più alla città e al mondo giovanile e sta diventando un punto di aggregazione molto importante per la nostra generazione: un luogo per una nuova scena culturale emergente in Alto Adige e catalizzatore di innovazione sociale.”
Gli hanno fatto eco anche l’assessore provinciale dell’SVP Achammer, che ha parlato di una polemica “quasi ciclica”, e il presidente della provincia Kompatscher, che definisce “molto populista, che non va bene” il modo in cui il suo stesso assessore ha impostato il discorso sul museo.
Per Kompatscher, Museion è un’istituzione capace di creare scambio, pensiero critico e innovazione.
Ed è vero; lo nota il sociologo Luca Fazzi e lo posso confermare anche io perché, negli ultimi anni, ho avuto modo di collaborarci come membro di Museion Art Club.
Un’esperienza che mi ha dato modo di conoscere il direttore di Museion - Bart van der Heyde - e la sua visione di quale sia il ruolo del museo come soggetto e attore dello spazio pubblico.
Per approfondirla puoi leggere l’intervista che gli ho fatto per Che Fare qualche anno fa.

Leggi la mia intervista al direttore di Museion ⤴️
Se non hai tempo di farlo adesso, per il ragionamento che sto facendo ti basta sapere che per van der Heyde il ruolo del museo non si limita alla conservazione e all’esposizione di opere d’arte, ma si allarga verso quella che si chiama “innovazione sociale”.
Per il suo direttore Museion è - o vuole diventare - una piattaforma capace di alimentare, amplificare e far evolvere le sottoculture urbane dell’Alto Adige.
Ad animarne gli eventi e le iniziative sono perciò persone, molto spesso ragazze e ragazzi della Gen Z, che gravitano intorno a diverse scene locali: quella dell’arte e del design, quella del clubbing e della techno, quelle street dello skate e dei graffiti e la scena queer.
Per semplificare - prendendo il termine in prestito dal lessico delle culture war, quella che Museion sta catalizzando intorno a sé è una serie di espressioni della woke culture altoatesina.
Un fatto rilevante non solo sul piano culturale, ma anche su quello politico.
Non credo sia stato un caso che, nel 2023, quando è riuscito a mobilitare la componente sociale e di sinistra del mondo di madrelingua tedesca per protestare contro la decisione dell’SVP di formare la giunta provinciale con Lega e Fratelli d’Italia, il movimento No Excuses abbia scelto proprio Museion come punto di concentramento per le proprie manifestazioni.
Dietro questa scelta - inedita e inusuale per la geografia della sinistra bolzanina - c’è proprio una sorta di affinità “spirituale” tra la visione del museo come moltiplicatore di cultura urbana e la componente più attiva e propositiva di quel movimento.
Dopotutto non è forse vero, come dicevamo all’inizio, che lo spirito del tempo agisce e si manifesta attraverso le parole e le azioni dei protagonisti della Storia, più che essere da loro interpretato?
Se è così, in filigrana, nella polemica contro Museion agitata da Bianchi oggi e da Fattor ieri possiamo leggere anche lo scontro che oppone il pensiero liberale (e diverse sue sfumature) alla woke culture, con i suoi differenti gradi di radicalità.
Ok, Flavio, ammettiamo che sia vero ma Achammer e Kompatscher non sono liberali anche loro? Eppure si sono schierati apertamente a favore dell'idea che Museion non sia solo un museo, ma qualcosa di più. Ci stai forse dicendo che l'SVP non è un partito liberale?
No, lo è. Solo che ha un problema più pressante da risolvere: mano a mano che il mondo cambia, il ruolo storico dell'SVP come partito di raccolta dell'elettorato di madrelingua tedesca si va esaurendo.
Presa in mezzo tra l'ascesa di una destra neoreazionaria locale e la comparsa di una sinistra dall'identità inedita e fortemente orientata ai diritti civili, l'SVP si trova a dover negoziare tra le componenti di un corpo sociale sempre più polarizzato in termini di idee e di valori.
Un gioco di equilibri in cui perdere la presa su una di queste componenti, per l'SVP può voler dire non riuscire a garantirsi la continuità nella gestione del potere e, di conseguenza, la sopravvivenza stessa.
Ancora una volta, sotto la superficie delle intenzioni esplicite, le dinamiche della politica altoatesina possono essere lette anche attraverso i meme globali che circolano nel nostro sistema nervoso digitale.
È l’azione incessante di questo flusso d’informazione che rende possibile - e accelera - le dinamiche di cambiamento in atto nella società sudtirolese.
Cambiare però, è importante specificarlo, non significa per forza cambiare per il meglio. Che la Storia proceda verso un progresso inevitabile è un’illusione prospettica. Se riusciamo ad abbandonarla, i segni delle trasformazioni in corso diventano più chiari e facili da scorgere.
🌪️ Che cos'è la turbolenza?
La turbolenza è il diario di lavoro di un libro su come la cultura globale si riflette nella politica altoatesina. Un modo per pensare in pubblico e condividere con te leggi gli appunti che prendo durante la strada.
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