Una mia recensione del libro Uccidi Paul Breitner di Luca Pisapia, pubblicata da Esquire Italia.

Uccidi Paul Breitner è un romanzo di Luca Pisapia, uscito nel 2018 per la collana Quinto Tipo delle edizioni Alegre. Il libro è uno degli oggetti narrativi non identificati usciti nella collana curata da Wu Ming 1. Analizza, ibridando il saggio con tecniche narrative, il rapporto del calcio con tre diversi tipi di potere: quello politico, quello economico e quello mediatico.

In questa recensione, pubblicata su Esquire Italia, mi confronto col libro provando a far emergere alcuni dei temi e ragionando sulle tecniche narrative con cui questi vengono affrontati.

Nel mostrare il modo in cui le relazioni del calcio coi diversi poteri si strutturano diacronicamente, l’autore evidenzia come la dicotomia tra un calcio vecchio stampo (puro, incontaminato) e un calcio moderno (opaco, corrotto) sia destituita di ogni fondamento. “Il calcio”, sostiene Pisapia, “nasce moderno, nel senso che nasce come forma di potere”, e la nostalgia che vi si distilla intorno appare dunque come un sentimento del tutto reazionario, malleabile e manipolabile. Non c’è un’età dell’innocenza per il pallone, ma solo concatenamenti di cui risalire la genealogia osservando come, qua e là durante il percorso, si aprano vie di fuga e s’accendano bagliori di resistenza. Il calcio, nella narrazione che ne fa Luca Pisapia, è costantemente ipotesi di una sconfitta, una partita già segnata nel risultato che va però giocata, ogni volta alla ricerca di quel gol che riapre le speranze.

C’è un modo rivoluzionario di raccontare il calcio
Uccidi Paul Breitner di Luca Pisapia è un romanzo che svela le eterne connessioni tra sport e politica, economia, media.
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