L'esperienza odierna di navigare in internet somiglia all'esperienza di trovarsi soli, spaesati, di fronte a una cultura ignota che, coi suoi innumerevoli segni, ti chiede di decifrare i suoi incomprensibili aspetti linguistici, in un gioco di specchi e rimandi potenzialmenti infiniti.

Doomer, una mod di Doom a tema meme e theory, resituisce a chi la gioca proprio questa sensazione, adattandola alla lore e alla ambientazione di uno dei prodotti più iconici del medium videoludico.

Ne ho parlato in un let's play pubblicato su Ludica Magazine.

Mi prendo un secondo. A ogni livello di difficoltà corrisponde la citazione di un concetto di Mark Fisher. Cool, penso mentre premo Enter. L’immagine cola via e sono nella prima stanza. Un beat ripetuto in loop riempie quello spazio virtuale. Mi arriva alle orecchie ovattato, come se fossi immerso in un muro d’acqua. Muovo il personaggio all’interno del dungeon. Mi giro intorno. Le pareti dell’ambiente sono tappezzate di meme. Ne riconosco alcuni, tra cui il faccione bonario di Stirner. Altri, in stile manga, mi sono ignoti. Una bella ragazza in stile spaziale campeggia sulla porta d’ingresso. Mi muovo rapidamente e mi accorgo che tutti gli elementi del gioco, dai pezzi d’arredamento agli oggetti, glitchano. Appaiono e scompaiono e il loro ritmo mi pare accordarsi a quello del beat che continua ad avvolgersi su se stesso. Ora lo riconosco, è Archangel, la seconda traccia di Untrue di Burial.
Glitches of my life
Storia, presente e futuro dei videogiochi
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