James Ellroy è un culto.

Alla sua chiesa appartengono: giornalisti democratici, pubblicitari progressisti, militanti rivoluzionari, sociologi libertari, semplici sbandati.

The boys are back in town.

Nei suoi libri cercano il verbo di un messia che sappia riscattarli dal destino di impotenza che si sono cuciti addosso.

Vogliono sentirsi caaaaaaattivi.

Sognano la violenza.

Hanno disimparato a esercitarla. Perciò la bramano. Come un tossico brama la sprizza che lo tiene in vita.

James Ellroy è quella pera. È il grande reazionario. Il gorilla bianco che frantuma crani con le mani. È il cane demoniaco della letteratura.

James Ellroy è tornato.

Questa Tempesta è il suo ultimo testo sacro, il secondo vangelo di una nuova quadrilogia.

Il decennio è il quarto del ‘900. La guerra mondiale ha bussato alle porte dell’America. Spira il vento della Storia e la pioggia batte le strade di Los Angeles.

Un detective lascia fuggire un sospettato.

Un uomo muore coi piedi ficcati in una friggitrice.

È la notte dell’ultimo dell’anno. Count Basie suona per i poliziotti.

Smotta una collina. Un cadavere affiora dal fango. L’oro muove brame e ossessioni. Sbirri vengono uccisi.

Nazisti e comunisti negoziano il destino del dopoguerra. Sommergibili attraccano nelle insenature messicane.

Giapponesi vengono deportati. Schiavi attraversano il confine.

Vip vippeggiano. Giornalisti infangano. Poliziotti indagano. Cospiratori cospirano.

La trama del libro riflette la confusione di un’epoca.

Nulla è come sembra.

Una divisa non basta a distinguere l’amico dal nemico.

Alleanze si stringono trasversali agli schieramenti in campo.

L’interesse domina ogni azione.

Lo spirito del tempo emerge nelle parole pronunciate e scritte dai personaggi.

Il germe geopolitico del dominio americano è stato piantato in quei giorni e irrorato col sangue. Cos’altro ne potrebbe germoliare?

Questa tempesta. Questo disastro devastante.

Lo stesso che viviamo.

Kameraden. Sinarquistas. Boogaloo Boys.

Sicuri di essere al sicuro?