Eravamo tremila: nuova ecologia antifa del Sudtirolo - La turbolenza #7

Due piazze, due meme globali, una provincia. Il 28 febbraio riscrive gli schemi della politica sudtirolese.

Monumento fascista dedicato agli Alpini a Brunico

Se a quindici anni mi avessero detto che un corteo antifascista di 3000 persone avrebbe attraversato Bolzano non ci avrei creduto.

Invece è successo davvero.

Sabato scorso, 28 febbraio 2026, una porzione non indifferente della società civile altoatesina e sudtirolese è scesa in piazza per affermare la sua contrarietà alla retorica della remigrazione che, lo stesso giorno, nella piazza cittadina intitolata alla vittoria, veniva sostenuta da uno sparuto gruppo di fascisti.

Ma a guardarla bene, a guardarla standoci dentro, la folla in cui mi sono immerso sabato scorso non è solo una semplice porzione di società civile.

È qualcosa di più: è un’ecologia.

Proprio quelle di cui parla Rodrigo Nunes in Né verticale, né orizzontale, il saggio di teoria dell'organizzazione politica che ho potuto presentare qualche mese fa.

Lo dico perché davanti alla stazione c’erano i disobbedienti e gli anarchici. C’erano militantə da Trento e da Innsbruck. C’erano Amnesty, l’Anpi, i partiti di opposizione e il mondo cattolico.

C’era un tale che teneva un cartello su cui aveva scritto Patriot und Antifaschist e camminava due passi avanti all’ala sociale della SVP, a cui ha dovuto dare un segnale anche il presidente della provincia Arno Kompatscher.

Sì, c’era anche lui, nonostante da dieci anni governi la provincia insieme a partiti che al loro interno hanno esponenti attivi nei network remigrazionisti.

Poi c’era lo spezzone queer organizzato, i militanti propal e i collettivi antifascisti di valle.

Collettivi antifascisti di valle?

Non sapevo esistessero dei collettivi antifascisti di valle. Sarà perché sono vecchio e loro tutti dei pischelli, come mi ha spiegato un amico, ma è rassicurante sapere che ci sono dellə antifascistə lontano dalle città.

Nel corpo del corteo ho anche riconosciuto un blocco, informale ma coeso, che ho battezzato “brigata design”, perché era fatto di gente che conosco e gravita intorno all’università e alle industrie culturali e creative locali.

E poi c’erano le amiche e gli amici di una vita e, credimi, avevamo tutte e tutti le lucine negli occhi e quando ci incontravamo ci guardavamo come a dirci "no, non è reale. Dai, non può essere. Stiamo sognando."

Ma se un sogno lo fai in due - o in tre, o in tremila - non è più un sogno, è la realtà.

Una realtà che ha radici lontane nel tempo. L’antifascismo sceso in piazza sabato scorso si è incubato nelle manifestazioni contro le aggressioni di Casa Pound degli anni ’10 del duemila, nei movimenti di resistenza climatica e nei brevi, intensi, giorni del movimento No Excuses che, alla fine del 2023, ha reso evidente il disagio con cui una parte del mondo tedesco ha accolto l’accordo di governo che l’SVP ha stretto con la destra italiana.

Esperienze nate da contesti di militanza diversi ma capaci di esprimere bisogni e necessità comuni, che si sono incontrati per la prima volta la scorsa estate, ballando uno di fianco all’altro al pride e riconosciuti - identici - in autunno, nelle piazze che hanno protestato contro l'operazione israeliana a Gaza.

Senza di loro la manifestazione di sabato scorso non avrebbe portato a Bolzano 3000 antifa supersoldiers , materializzando all'improvviso nelle sue strae l’antifascismo globale di chi chiude la porta di casa in faccia agli sbirri dell’ICE; quello praticato col fucile in braccio da chi resiste all’imperialismo, da qualsiasi campo esso provenga; e quello di chi si oppone, con ogni mezzo e ovunque nel mondo, al genocidio del popolo palestinese;

Per la prima volta dagli anni delle bombe, l’Alto Adige/Südtirol è sembrato esposto al respiro del mondo e la sua società è sferzata dalle polarizzazioni che lo dividono.

Se è vero che la storia procede per accumulazione di tendenze che diventano evidenti in caso di eventi straordinari, è difficile non vedere in quanto accaduto sabato almeno la possibilità di superare letture obsolete e rappresentazioni ormai esauste della società altoatesina e sudtirolese.

Entrambe le piazze - quella antifascista in modo più evidente e quella remigrazionista in modo più timido - sono, a loro modo, piazze interetniche.

Anche la remigrazione è un meme globale. Fa parte dell’arsenale di guerra culturale dell’estrema destra e va declinato sul piano locale, come accade in Germania, in Francia o in Svizzera.

Per questo motivo, oltre ai tricolori, nella piazza remigrazionista ha sventolato anche qualche bandiera sudtirolese. E, qualche settimana prima, storici esponenti della destra bolzanina sono andati a commemorare Andrea Hofer insieme agli Schützen, che hanno ricambiato il favore con endorsement di varia natura alle iniziative di quelli che, fino a qualche decina di anni fa, erano i loro nemici giurati.

Il mondo è cambiato. Lo sento nell'acqua. Lo sento nella terra. Lo sento nell'aria. Molto di ciò che un tempo era è perduto, perché nessuno ora vive che lo ricordi, fa dire Peter Jackson a dama Galadriel nel prologo del primo film del Signore degli anelli.

Anche il posto in cui vivo mi sembra cambiato. Può darsi sia il tramonto di quel Sudtirolo ideale eterno che sembrava non dover finire mai?

Non so dirlo con certezza. Ma se è di questo che si tratta, se è questo il processo che stiamo attraversando, allora quale momento migliore per prenderne coscienza e provare a costruirne una provincia diversa?

🌪️ Che cos'è la turbolenza?

La turbolenza è il diario di lavoro di un libro su come la cultura globale si riflette nella politica altoatesina. Un modo per pensare in pubblico e condividere con te leggi gli appunti che prendo durante la strada.

Leggi anche le altre puntate della serie.

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