Il mito del pensiero autonomo
Nessun'idea ci appartiene. Parliamo sempre attraverso le idee degli altri, anche quando non lo sappiamo.
Qualche settimana fa ho ascoltato un podcast. Quale? Non me lo ricordo, la mia memoria sta andando a farsi fottere. È la seconda volta che succede nel giro di pochi mese, quindi ti chiedo scusa.
Paranoie a parte, era un podcast condotto da zoomers. Gli host parlavano più o meno dei cazzi loro, seduti al tavolino di un bar.
La conversazione aveva genericamente a che fare con le relazioni tra pari. I conduttori erano infastiditi dall’atteggiamento di chi, in una discussione, era solito citare un autore per sostenere il proprio punto di vista.
A loro dire, infatti, citare era un flex irritante; un modo spocchioso per dimostrare superiorità nei confronti dell’interlocutore.
Molto meglio, sostenevano, non appoggiarsi ad altri che se stessi e sviluppare un pensiero proprio, autonomo.
La cosa mi ha colpito, perché io tendo a essere uno che cita. Non mi sembra di farlo per sbilanciare l’equilibrio di potere tra me e le persone con cui discuto, ma sono anche uno che si mette in discussione e a questa cosa ci ho pensato.
Mentre ci pensavo ho ascoltato un altro paio di episodi dello stesso podcast, giusto per capire di che tenore fosse il pensiero autonomo che la coppia si andava rivendicando.
Al termine della mia escursione nell’universo dei due podcaster sono giunto alla conclusione che il pensiero autonomo di cui vanno tanto fieri non sia altro che un mito.
Non ne faccio una questione di qualità, i due zoomers avevano una loro idea del mondo che, in linea di massima, non condivido ma rispetto. Il problema è che neanche una delle loro idee mi è sembrata abbastanza originale da farmi pensare che potessero in qualche modo definirsi “autonome”.
Sia chiaro, non credo di star dicendo nulla di particolarmente rivoluzionario, ma è un dato di fatto che chiunque di noi è parlato da idee altrui. Nessuna delle cose che pensiamo ci appartiene per davvero.
Ti sei mai chiesto com’è nata la tua idea dell’amore? Avrei tanto voluto fare questa domanda a quei ragazzi, mentre li ascoltavo parlare di relazioni.
Perché, provando a rispondere per conto mio, mi sono accorto che la mia idea dell’amore nasce all’incrocio tra saperi familiari, prodotti culturali e influenze di una natura tanto varia da rendere quasi impossibile ricostruirne con precisione la traiettoria di sviluppo.
Se vedi la cosa da questo punto di vista, l’atto di citare un pensiero altrui per sostenere il proprio non può essere il gesto spocchioso di chi vuole sottometterti sul piano dialettico, bensì quello, conciliante, di chi dichiara in modo trasparente la genealogia delle proprie idee.
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