L'incontro con il pensiero di Antonio Caronia è stato, per me, tardivo e folgorante. Pur avendo sempre sentito parlare da molti e molto bene di questo incollocabile pensatore del rapporto tra tecnologia, immaginario, arte e cultura pop non lo avevo mai letto.

Forse perché, ma non ne sono sicuro, lo scambiavo per Ugo Cornia, non che abbia nulla contro di lui, ma, ecco, questa confusione potrebbe avermi in qualche modo frenato.

Per fortuna l'uscita per Meletemi, casa editrice a cui sono molto legato, del volume Dal cyborg al postumano è stata l'occasione per recuperare la mia lacuna.

Ho scoperto così un intellettuale dal pensiero profetico, ricco e profondo. Un vero e proprio maestro, che ho voluto omaggiare con un profilo pubblicato su Il Tascabile.

Caronia utilizza l’immaginario come mappa e come lente e la sua scrittura diventa il tentativo di pensare lo spostamento degli equilibri tra gli elementi che compongono la nostra società, nel momento stesso in cui essi mutano e mentre il sistema muta con loro (di recente, questo esercizio di pensiero ha preso il nome di iperstizione e la forma in cui s’esprime è conosciuta come theory fiction). Ma quale immagine del mondo emerge da questo sforzo che, è bene ricordarlo, impegna Caronia dagli anni Ottanta fin dentro la prima decade del nuovo millennio?
Pensare il mondo mentre cambia
Un omaggio ad Antonio Caronia, intellettuale anomalo e profetico, che dagli anni Settanta ai Duemila ha raccontato le tecnologie tra scienza, fantascienza e politica.
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