A lungo ho avuto un bisogno spasmodico di controllare le cose. Di anticipare ciò che mi accadeva. Di programmarlo e di svolgere il programma così come lo avevo pensato. Pianificare ogni cosa era un tratto a tal punto spiccato della mia personalità che, più o meno per scherzo, un'amica che frequentavo ai tempi dell'università mi aveva soprannominato "il militare".

Non è stato facile - e non lo tutt'ora, almeno non del tutto - accettare che esistano cose che ricadono al di fuori del mio controllo. Cose che, semplicemente, non posso programmare, che non vanno come vorrei che andassero.

Mi ci è voluto un grande impegno (e l'aiuto della terapia) per arrivare a capire questa cosa che, per molte altre persone, è scontata. A volte, ho imparato, le cose, semplicemente, succedono e noi non possiamo fare nulla se non farci travolgere da loro e agire di conseguenza.

L'inaspettato, insomma, ci aspetta dietro ogni angolo, pronto a mettere a soqquadro i piani che, con tanta cura, abbiamo preparato per la nostra vita.

Mi è accaduto l'ultima volta giusto qualche settimana fa, quando ho ricevuto una notizia davvero enorme: la mia compagna e io aspettiamo l'arrivo di due gemelli.

L'avevamo cercata questa seconda gravidanza; e avevamo iniziato a progettare la nostra vita futura intorno a questo desiderio. Abbiamo comprato casa. Pianificato come organizzare la nostra vita lavorativa. Fantasticato su come avremmo vissuto, una volta che saremmo stati in quattro.

Poi è arrivata la notizia. Ed è una di quelle che con sé portano la prospettiva di un cambiamento radicale della tua vita. Oltre a scombinare tutti i piani che hai fatto fino a quel momento, dandoti la sensazione che il tempo corra più veloce di quanto vorresti.

Ma, per la prima volta in vita mia, di fronte a un cambiamento di tale portata, non ho vacillato. Il cambiamento, non può che essere così, spaventa. È la cosa più difficile con cui possiamo fare i conti noi esseri umani.

Eppure, davanti a quella notizia così fuori misura, che mi costringerà a pianificare nuovamente la mia intera esistenza, sono rimasto saldo. L'ho accettata, per ciò che è e rappresenta, come parte del gioco della vita. Come qualcosa che ho scelto e non, come sarebbe capitato in passato, come qualcosa che mi frana addosso senza che io possa spostarmi dalla traiettoria.

Dice Nick Hornby, in Febbre a 90',

"una volta credevo, anche se adesso non lo credo più, che crescere e diventare adulti fossero due cose analoghe, due processi inevitabili e incontrollabili entrambi. Adesso penso che diventare adulti sia una cosa dominata dalla volontà, che si possa scegliere di diventare adulti, ma solo in determinati momenti. Questi momenti capitano piuttosto di rado...

Beh, per parte mia, di questi momenti credo di averne vissuto uno proprio poche settimane fa.