Il ventennale dell'11 settembre incombe sulle nostre esistenze. A festeggiarlo potrebbe essere Donald Trump e, per questo motivo, ci impegniamo a rimuovere l'evento dal nostro orizzonte cognitivo.

È questa la più lampante conferma di quanto l'attacco terroristico alle Torri Gemelle abbia definito e continui a definire l'orizzonte della nostra società. Di questo ho ragionato in un saggio pubblicato su Not, che prova a riconoscere alcuni effetti dell'onda lunga dell'11 settembr e ipotizza alcune possibili trasformazioni.

Sottrarre l’immagine dell’11 settembre nel giorno del suo anniversario è un modo di ribellarsi (o di provare a farlo) al fatto che di quell’evento esista una sola immagine possibile, con un unico concatenamento di montaggio possibile. Che è anche la più grande differenza tra l’11 settembre e il golpe cileno. Un evento che non ha avuto un’immagine simbolo capace di instaurarsi per ripetizione nell’immaginario collettivo senza alcun intervallo di latenza o, quanto meno, con un intervallo di latenza brevissimo, quasi istantaneo. Perciò, mentre il corto di Ken Loach è un lavoro di montaggio che crea senso concatenando anonime immagini d’archivio, l’immagine dello schianto dell’aereo contro la seconda torre del World Trade Center è immediatamente riconoscibile come marchio di fabbrica dell’evento 11 settembre. Perciò che quest’ultimo, a dispetto dei tentativi di rimozione, continui a definirci mi pare sia una considerazione difficilmente contestabile. Il punto è provare tanto a capire perché, quanto a capire come il nostro orizzonte sia ancora infestato dall’immagine delle due torri che crollano.  
Il ventennale imperfetto dell′11 settembre | NERO | Not
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