Non so bene perché Valerio Mattioli di Not mi abbia commissionato un testo per spiegare cos'è la theory fiction, il meta genere letterario in cui teoria e finzione si incontrano. Dopotutto non sono un critico letterario e nemmeno un teorico della letteratura. Eppure il compito è stato stimolante. Dalla ricerca è nato un testo che prova a definire quali caratteri hanno in comune i testi definiti da questa etichetta e, soprattutto, qual ruolo svolgono rispetto al posizionamento dei loro autori nel panorama culturale.

È ancora Mark Fisher a indicarci la strada quando, sulla scorta di Baudrillard, nota che il divenire finzione della teoria è necessariamente accompagnato dal divenire reale della finzione. Iperstizione dunque. Un doppio movimento che dissolve l’opposizione tra la teoria come modellizzazione e l’invenzione finzionale come creazione di mondi. È in questo senso che la theory fiction si mostra come il tentativo di elaborare una forma di scrittura capace di essere all’altezza delle sfide poste da un mondo in cui la forma computazionale del pensiero è diventata la forma culturale egemonica. Sciogliere la riflessione teorica nella finzione significa dunque operare sulla realtà per indirizzarla verso una direzione desiderata, voluta.
Cos’è la theory fiction? | NERO | Not
Dal «Ballardismo applicato» di Simon Sellars al «miglior romanzo horror di cui non avete ancora sentito parlare» via Mark Fisher e la CCRU: piccola introduzione a un metagenere letterario
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