Una riflessione sull'etomologia della parola "dato", tratta dal volume Datacrazie e pubblicata su Il Tascabile.

Mondo Data è il titolo con cui Il Tascabile ha scelto di ripubblicare il saggio che ho scritto per Datacrazia l'antologia curata da Daniele Gambetta per D Editore, che assolve al compito di mappare il dibattito "politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei big data".

Il mio contributo ragiona intorno all'etimologia della parola "dato", mettendone in luce quelle ambiguità che sono fondamentali nel favorire l'opacità che si genera nel nostro rapporto con le piattaforme digitali.

Il breve studio etimologico che ho condotto fin qui sulla natura della parola dato mi è servito a mostrare, da una parte, come è il modo in cui chiamiamo e pensiamo le cose che le fa esistere per noi in una determinata maniera. Così, se li pensiamo come una forma di dono, non ci poniamo alcun problema sulla proprietà dei nostri dati. Dall’altra parte, invece, è emerso il modo in cui l’uso delle parole contribuisce a costruire delle prospettive sulla realtà che, almeno in questo caso, sono funzionali a dissimulare dei rapporti di potere.

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