È la potenza immaginativa l'aspetto che più colpisce di Neom, la città robot pienamente automatizzata che un principe saudita sta progettando come avanguardia dell'evoluzione post petrolifera delineate nel progetto Saudi Vision 2030. Una megamacchina legata ai processi di trasformazione del capitale, nelle pieghe del cui immaginario c'è la possibilità di tracciare le vie di fuga per uscire dalla sua cattura. Ne ho parlato diffusamente su Not.

La prima volta che, circa un anno fa, ho sentito parlare di Neom, non ho potuto fare a meno di restare colpito dalla potenza immaginifica del suo progetto. Per chi ha tra i suoi orizzonti ideali la pretesa della piena automazione, questo enorme robot in forma di città non può che rappresentare una fonte di fascino. Alimentato da energie pulite e rinnovabili, innervato con le tecnologie più all’avanguardia in tutti i settori (dalla produzione alla ricerca), parlato dai linguaggi creativi più innovativi e capace, nelle intenzioni, di creare una nuova forma di convivenza tra le persone che ne abitano il territorio, Neom si presenta come uno squarcio su quella dimensione utopica del pensiero politico il cui ritorno nel discorso è, da sempre più parti, auspicato come orizzonte nella costruzione di un futuro capace di ridare slancio alla Storia sempre più appiattita nella circolarità del tempo imposto dal capitalismo. Un argine alle distopie che con sempre maggiore frequenza sembrano percolare dai prodotti dell’immaginario, appiccicandosi alla realtà che ci troviamo a vivere ogni giorno.

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