Una riflessione libera e sconclusionata su Treme, una delle serie tv più belle mai scritte. Non ci credi? Sì dico proprio a te. Non ci credi? Allora leggiti il pezzo!

Treme si avventura dunque in una zona ai limiti della figurabilità, dove non è ancora possibile dare forma alle forze che governano la vita e l’agire delle persone, una zona di pura performatività in cui ogni gesto appare tragicamente fine a sé stesso: una dimensione che si schiude fin dalla sigla di apertura dello show con i suoi espliciti riferimenti alla pittura astratta statunitense degli anni ’50 (action painting) in forma di inquadrature ravvicinate di muri rovinati dall’acqua e dall’umidità.
Treme: un esempio di televisione civile
Ben ritrovati a tutti, fedeli lettori di Franz Magazine, rieccomi a voi dopo il mio mirabolante esordio sui vostri monitor. Probabilmente vi starete ancora do
Continua a leggere "Treme: un esempio di televisione civile" su Franz Magazine