Jay Adams

Questo è il primo post di una piccola "rubrica" che voglio inaugurare sul blog.

Cosa centra lo skate - vi chiederete - con gli argomenti che tratto di solito? Una sega

Probabilmente molti di voi non lo sanno ma il sottoscritto è stato uno skater praticante da quando aveva 16 anni fino a quando ne ha avuti circa 24. E quando dico skater dico uno che qualche trick lo sapeva chiudere (non molti a dire la verità) mica uno di quelli che "un paio di scarpe da skate lo faceva sentire anticonformista e addirittura, creativo" come dice Vanni Santoni. Oltretutto ho ancora una tavola e un paio di Vans belle bucate e ogni tanto le tiro fuori dal mobile delle scarpe e un paio di ollie ce li piazzo ancora, per dire.

Poi c'è una seconda ragione, che ha meno a che vedere con la nostalgia e il passato. Qualche mese fa Agenzia X di Milano, nella figura dell'editor Andrea Scarabelli mi ha chiesto di collaborare con loro, proponendogli un libro. Era tanto tempo che desideravo scrivere qualcosa sullo skate, un fenomeno che abbraccia sport e costume, filosofia e architettura. Questa m'è sembrata l'occasione giusta.

Ora non so se sarò davvero in grado di scrivere questo libro. Passo dal convincimento di essere l'Hunter Thompson della tavola a rotelle al più nero scoramento nell'arco di poche ore. Per questo ho deciso di mettere in ordine i pensieri che mi girano in testa su questo progetto in una serie di post sul blog. Per questo e per bieche ragioni di promozione, naturalmente.

"Dopo questo lungo e noioso preambolo vuoi cominciare a usare la parola skate per qualcosa di utile e non solo per raccontare i fatti tuoi e farti pubblicità in modo così volgare?" disse la voce interiore della coscienza di El_Pinta con la voce di the godfather in Generation Kill.

Bene diciamo che lo skate è un fenomeno della cultura pop che ha un forte rapporto con le tecnologie della visione. Fotografia, grafica, video sono elementi imprescindibili per capire lo skate e l'impatto che ha avuto sull'immaginario contemporaneo. Quindi non posso che partire da un video:

Sono due minuti tratti da [Dogtown and Z-Boys](http://www.youtube.com/watch?v=Lpaw__fOOtA" target="_blank) un bel documentario di qualche anno fa che racconta la nascita del primo team di skateboarders moderni e l'influenza che hanno avuto nella storia di questo sport.

La clip si concentra sullo stile e su come vi sia un legame stretto tra lo skate e il surf. Il montaggio alternato mostra la somiglianza tra i gesti in entrambi gli sport. Skate e surf sono due forme di performance in cui lo stile ha un ruolo centrale. La fluidità e la pulizia dei movimenti sono al centro di una tensione costante alla perfezione da parte dei raider. Ma allo stesso tempo ne rappresentano la cifra personale. Ci sono stili simili, ma ogni stile è diverso dall'altro.

Ogni stile ha le sue peculiarità e lo skater scegli il tipo di terreno e di manovre che lo esaltano maggiormente: ci sono stili leggeri, pesanti, aggraziati, radicali, suicidi e anche stili scemi.

Corpo, tavola e terreno si concatenano a creare una macchina del tutto particolare. Quella macchina è lo skater e lo skate è un modo di vivere e attraversare lo spazio urbano, problematizzandolo.

Resta, in conclusione, un'ultimo pensiero. Una suggestione che nasce da queste immagini e che qualcuno potrebbe trovare sciocca. Eppure più l'allontano e più ritorna.

C'è qualcosa in comune tra lo skate e la storia dell'evoluzione della vita sulla terra.

Come questa anche lo skate si è mosso dall'acqua alla terra.

Come i primi rettili hanno colonizzato la terra così surfer hanno colonizzato le strade.

In questo passaggio si sono trasformati, sono evoluti e hanno sviluppato le proprie caratteristiche.

Questa è la storia che vorrei essere capace di raccontare...