Oggi chiude una delle migliori riviste culturali italiane degli ultimi anni e questa è la lettera d'addio che dedico a una testata che è stata molto importante per me.

Prismo

Prismo chiude, questo è. Lo annuncia oggi la redazione in un post dove, oltre a salutare i lettori, vengono spiegate anche le ragioni di questa scelta. Troppa sovrapposizione di temi ed energie con Il Tascabile, un altro progetto nato nello stesso ambiente e dallo sforzo delle stesse persone.

Le righe che leggete non vogliono essere una disamina dei motivi che hanno portato a questa scelta e nemmeno una riflessione sullo stato dell'editoria italiana, in cui una rivista originale e intelligente non riesce a pubblicare per più di due anni.

No, quella che leggete è una lettera d'addio scritta per una testata che, per me, è stata davvero importante.

La prima volta me ne parlò Timothy Small, in una chat su Facebook. Qualche giorno dopo sarei dovuto andare a Milano per presentare Stupidi Giocattoli di Legno e lui mi accennò a un progetto in cui avrebbe voluto coinvolgermi.

Ricordo ancora la sensazione che provai, qualche giorno dopo, quando mi disse, come se fosse la cosa più naturale del mondo, se avessi voglia di "scrivere di games per la rivista che stiamo preparando". Il gioco, per me che fino a quel momento avevo scritto quasi solo su blog più o meno piccoli, si faceva più serio, più reale in un certo senso.

Qui si parlava di collaborare a un progetto innovativo, con persone che fino a quel momento mi sembravano molto più dentro e più avanti di me nel piccolo grande gioco del giornalismo culturale italiano. E si parlava pure di soldi, cosa piuttosto inusuale da queste parti.

Quella serata finii per prendermi una sbornia colossale.

E da quel momento, su Prismo, ho scritto sette pezzi firmati più uno che ho coordinato a quattro mani con Raffaele Alberto Ventura. Ma quegli articoli sono solo l'output finale di un lavoro fatto insieme a due editor meravigliosi come Costanzo Colombo Reiser e Valerio Mattioli.

Gente che s'è letta i miei pezzi, li ha curati, migliorati e s'è messa d'impegno per accordare la mia voce. E nel farlo mi ha insegnato non solo come si scrive un articolo lungo, ma anche come si fanno le cose, quando le si fanno bene.

Senza di loro la mia scrittura sarebbe diversa. Forse mi sarei stufato e nemmeno scriverei più. Ma se le cose non sono andate così il merito è di Prismo e di tutte le persone che in questi anni ne hanno fatto uno dei posti migliori dell'internet nostrano.

Solo per questo meriterebbero il più grande dei grazie. Per tutto il resto ci sono queste parole, che non basteranno forse, ma spero si capisca che sono sentite.

Au revoir, Prismo