Un lustro su Twitter

Di solito non sono uno che dà grande importanza a ricorrenze e anniversari. Vuoi perché ho la memoria corta, vuoi perché spesso queste ricorrenze sono l'occasione per vuoti esercizi retorici o memorialisitici. Eppure a questo anniversario ci penso ormai da qualche mese.

Oggi, 20 Febbraio 2015, sono 5 anni che è attivo @El_Pinta, l'alias con cui ho creato il mio account su Twitter. Facendo un po' di matematica si tratta di 1826 giorni, contando il 2012, l'unico anno bisestile compreso in questo lustro. E a pensarci bene è un gran quantità di tempo.

A oggi ho postato 22.997 tweet, con una media di 12,5 tweet al giorno e il mio primo cinguettio recitava "let's start today", ovvero il titolo di una canzone dei Gorilla Biscuits. Anche se ai tempi lo avevo trovato sottilissimo, probabilmente non è affatto un modo originale di presentarsi. Ma sono pronto a scommettere che i vostri primi tweet non fossero tanto più profondi. Se non ve li ricordate potete sempre scaricare l'archivio di tutti i vostri tweet come ho fatto io.

Tornando alla matematica, nell'ottobre 2010 Twitter è online già da quattro anni e, a quell'epoca, in Italia c'erano circa 1.3 milioni di utenti registrati, anche se quelli attivi su base mensile erano solo 350.000. Non parliamo certo di folle oceaniche.

Tra i primi utenti che ho seguito c'era gente che seguo ancora oggi. E se faccio uno sforzo di memoria non credo di sbagliare se dico che c'erano già personaggi del calibro di @zeropregi e @yamunin, tra i primi account con cui ho scambiato due chiacchere. E c'era pure @simonebruni con cui facemmo la twitter cronaca di uno Juve-Inter (o era Inter-Juve?) molto prima che fare le twitter cronache fosse mainstream.

All'epoca il mio avatar era un'immagine grezzissima che avevo creato con Photoshop e poi stampato su una maglietta. Raffigurava la sagoma del pad di un vecchio Nintendo 8 bit in nero su campo rosso con la scritta nerd pussykiller. Che era l'affettuosa espressione con cui ci aveva definito un amico una sera che avevamo deciso di rimanere a casa a giocare a Gears of War invece che uscire. Cosa che, tra l'altro, accadeva con una frequenza tutt'altro che rara, rendendo l'espressione "nerd ammazzafighe" decisamente calzante per me e il mio gruppo di amici dell'epoca.

Twitter ai tempi era una terra straniera. Per me che non avevo mai saputo abbandonare My Space per passare a Facebook, che consideravo una specie di country club da fighetti con la puzza sotto il naso (ti scongiuro Marc, abbi pietà di me, ero giovane e inesperto), rappresentava un modo squisitamente hipster per stare un passo più avanti nella rivoluzione digitale. Credo di averlo già spiegato altrove ma nel ruolo dell'outsider mi ci ritrovo a pennello.

E nel 2010 non c'era nulla di più hipster, sfigato e outsider che aprire un account su Twitter per fare social networking con...nessuno, visto che nessuno nel mio giro di amici stava su Twitter (qualcuno ci è approdato molti anni dopo, solo per andarsene alla chetichella dopo pochissimo).

È proprio questa caratteristica che ha reso Twitter così speciale per me, fin da subito. Era uno spazio infinitamente più libero dalla mimesi delle tue relazioni sociali che si costruiva su Facebook. Se un qualcuno twittava roba interessante, se era piacevole chiaccherarci, lo seguivi, altrimenti no. Nulla di più semplice.

Inoltre, più tempo passavi su Twitter, più la tua rete aumentava e più il senso di partecipazione e vicinanza con le persone si faceva intenso. Se c'è una cosa di cui posso e voglio e devo ringraziare Twitter sono sicuramente le amicizie e gli incontri che mi ha permesso di fare. Se oggi posso bermi un caffè in compagnia quasi ovunque, da Nord a Sud dello stivale, è senza dubbio merito delle conoscenze fatte su Twitter.

Sugli incontri avvenuti fuori da Twitter ho almeno due aneddoti abbastanza simili da raccontare. Il primo si svolge a Siena, nell'estate del 2011. Sono di passaggio in città, diretto a Roma, non chiedetemi il perché. Tra una corriera e l'altra ho circa 4 o 5 ore da passare in città e nessun amico o compagno di università quel giorno è in giro per fare quattro chiacchere. Poco male, la città la conosco, i posti dove pranzare pure, è una bella giornata di sole e posso fare il turista. In piazza Salimbeni, sotto la sede dell'allora solido Monte dei Paschi, scatto una foto e la posto. Pochi minuti dopo ricevo una notifica su Twitter da @puncox, un twittero con cui chiacchero spesso. Mi dice solo "guarda nella foto". Apro la galleria, cerco la foto e sul lato destro c'è un tizio. Maglietta a maniche corte, pantaloni neri, occhiali scuri. Uno più uno, è lui! @puncox lavora per MPS e stava uscendo per bere un caffè al bar. Gliene propongo al volo un secondo, accetta.

Per me Twitter è stato anche questo. E tanto altro.

Twitter è stato il battesimo da mediattivista. Il 3 luglio 2011, la giornata No Tav dei nervi#saldi. Un pomeriggio d'estate, passato davanti allo schermo, radio Black Out in streaming e la Timeline davanti agli occhi. Leggere, verificare, mettere in ordine, diffondere. Sperimentare sul proprio corpo la forza dei legami creati attraverso quei frammenti di vicenda che viaggiavano nell'etere. Sensazioni che ricordero a lungo.

E poi le discussioni, i flame e i troll. Lotte a volte aspre, altre ridicole, altre volte ancora insensate. Sul modo in cui si comportano gli utenti, quando discutono su Twitter, il Pew Research Center ci ha fatto pure uno studio molto interessante. Ne è venuto fuori che quando si discute di argomenti politici, temi caldi che separano, su Twitter nascono le cosiddette polarized crowds, le folle polarizzate. Cluster di utenti che si aggregano intorno a una sola visione del mondo e che, ignari degli altri, discutono di un tema linkando risorse e usando hashtag all'insaputa di chi la pensa diversamente da loro.

E se putacaso i due schieramenti s'incontrano, apriti cielo! La litigata è assicurata e nel match non si risparmiano colpi bassi, scorrettezze, ditate negli occhi, graffi e tirate di capelli.

E nonostante tutto, nonostante i grillini, nonostante i @romafaschifo, le @lasoncini e i @riotta sono ancora lì, su Twitter, ogni giorno o quasi. Ci sono e ci resto perché su Twitter c'è una bella fetta della persona che sono oggi e che non ero cinque anni fa.

Spesso, chiaccherando tra amici, qualcuno mi chiede perché passo su Twitter un bel po' del mio tempo. Di solito gli rispondo raacontandogli più o meno le stesse cose che ho raccontato in questo post. Ma la risposta potrebbe essere molto più semplice di così: su Twitter ci sto bene. E questa è l'unica cosa che conta davvero.