C'è stato un tempo in cui il videogame per eccellenza era fatto da un personaggio intento a saltare di piattaforma in piattaforma. Su Ludica ho ricostruito quella storia

Super-meat-boy

Per moltissimi anni il platform è stato il videogioco per eccellenza. Super Mario, Sonic, Alex Kid e tanti altri personaggi intenti a superare ostacoli mortali sono stati il simbolo del videogiocare stesso.

Poi quei giochi hanno cominciato a sparire, le loro meccaniche riassorbite in altri generi o relgate nella vasta produzione indipendente.

Per ridare al genere la sua meritata gloria, ho proposto ai ragazzi di Ludica Magazine una storia del platform dalla sua nascita all'età dell'oro.

Calcolo, coordinazione, velocità di pensiero ed esecuzione, allenamento. Queste le abilità che non possono mancare a ogni giocatore di Super Mario Bros. L’improvvisazione è punita severamente, perché la capacità fondamentale richiesta ai giocatori e quella di identificare e superare una serie di schemi algebrici ricorrenti, che hanno soltanto una soluzione. Per farlo è necessario individuare ed eseguire nel modo più preciso possibile la corretta sequenza di comandi. Non solo, questa va eseguita in fretta, perché c’è un tempo limite entro cui è obbligatorio terminare ogni singolo livello, pena la perdita di una vita. Tutto questo, in un’epoca dove il salvataggio dei dati è soltanto una confusa speranza nel progresso dell’umanità, richiede applicazione costante e l’infinita ripetizione di schemi e combinazioni di tasti. Una sorta di metodo Lobanovskyi applicato al divertimento non senza una punta di cinismo, viste le frustrazioni che era in grado di procurare.