Ballo disagiato

Location: Disco Okay, Marconi Park, Bolzano (Bz)

Se c'è qualcosa di davvero apprezzabile nella ricerca etnografica, al netto di una strabordante quantità di monografie dedicate ai più bizzarri temi di ricerca, questo è indubbiamente il concetto di osservazione partecipante.

Che in concreto si risolve in una comoda scusa per fare quelle cose che il nostro ruolo sociale ci impedirebbe di fare ma che, nel contesto adatto, appaiono più che lecite; che si tratti di praticare il body painting estremo in una tribù di Boscimani o, come nel mio caso, di frequentare le discoteche più sordide e squallide, l'osservazione partecipante vi permetterà di giustificare i vostri comportamenti agli occhi del corpo sociale ammantandovi nel contempo di un'aura di intellettualità davvero apprezzabile.

Ecco perciò che mi ritrovo a scrivere questo resoconto di un'osservazione partecipante che ho messo in atto giusto ieri sera e che ha come indiscusso protagonista il Disco Pub.

Più che un locale il Disco Pub è una disposizione d'animo. Troppo piccolo per poter essere davvero considerato una discoteca il Disco Pub differisce dal semplice Pub per la presenza di uno spiazzo adibito a pista da ballo, la presenza di luci stroboscopiche e , fondamentale, una postazione sopraelevata da dove si sbraccia uno strano tizio dotato di cuffie oversize e intento a chattare su facebook dopo aver avviato un software di mixing.

Qui infatti veniamo a un vero punto di forza del Disco Pub che è la selezione musicale. Questa segue rigidamente le scansioni temporali del mondo della moda. Ciò significa che esiste una selezione musicale autunno/inverno e una selezione primavera/estate. Ovvero due volte all'anno vengono decise le canzoni che andranno a costituire la colonna sonora di ogni serata; gli algoritmi di randomizzazzione del computer faranno il resto.

Per quanto possa sembrare sconveniente questa è una sopraffina tattica di marketing che mira a fidelizzare il cliente attraverso la costante soddisfazione del suo bisogno di rassicurazione. Tu sei certo che a un certo punto della serata arriverà quel pezzo che ti piace tanto perché scatena in te un ricordo positivo e le conseguenti reazioni psico-chimiche, solo non puoi sapere quando arriverà ed è in questo gioco di aspettative e di attesa che si consuma tutta la magica alchimia del Disco Pub.

Una nota a parte la merita il pubblico del Disco Pub. Va specificato che il Disco Pub è un'entità territoriale ben definita; al contrario di una discoteca vera e propria si trova facilmente nei centri cittadini o al ridosso di essi e gode di regole speciali e privilegiate (leggi mazzette) per quanto riguarda gli orari di chiusura. Ciò fa si che il Disco Pub attiri un pubblico ampio ed eterogeneo e non è inusuale vedervi giovani alternativi alla ricerca dell'ultima birra oppure giovani non conformi anch'essi alla ricerca dell'ultima birra.

Questa eterogeneità che riduce al minimo le differenze di posture e annulla le maschere in una soluzione di aria stantia, fumo di sigaretta, sudore e alcool (n.b. il Disco Pub è, per le sue dimensioni, sconsigliato a chiunque abbia problemi di contatto fobia e a chiunque altro) dimostra come i locali notturni abbiano sostituito, con la loro rigida liturgia commerciale, sempre di più le chiese e i templi come luoghi di una fusione mistica del corpo sociale.

post scriptum: ballo disagiato##

Queste piccole note nascono da numerose sessioni di osservazione partecipante avvenute nel corso degli ultimi 5-6 anni. Durante questo lasso di tempo il ricercatore è stato esposto all'ambiente del Disco Pub con differenti intensità qualitative che vanno dal completamente sobrio (mood passa 'n cazzo) al disperatamente ubriaco (mood king of the disco). Questo ha spesso pregiudicato l'obiettività dell'analisi mettendo in moto meccanismi di connotazione euforica o disforica delle osservazioni.

Una brillante soluzione a questo problema è stata elaborata del collega @pzzt che ha dedicato anni al perfezionamento della tecnica detta del "ballo disagiato".

La tecnica del "ballo disagiato" merita una disamina più approfondita. Essa consiste di mantenere il distacco necessario a compiere osservazioni obiettive senza per questo assumere una postura losca e/o viscida. La tecnica consiste nel piantare rigidamente i piedi sulla pista da ballo in modo da occupare perfettamente un metro quadrato di spazio. I piedi non si muoveranno da quella posizione se non in presenza di spinte esogene o al momento della chiusura del locale. Una perfetta coordinazione di bacino, spalle e testa servirà a simulare un movimento gioioso e festante, essenziale per mimetizzarsi nella folla, che verrà bilanciato dai movimenti delle braccia per creare una sensazione di equilibrio e simmetria nei movimenti.

Lo sguardo seguirà rigidamente le linee di fuga prospettiche tracciate ai lati della testa della persona che si ha davanti. Il volto, distaccato, vi darà quell'aria allo stesso tempo coinvolta e distante che la maggior parte del pubblico vi invidierà. Pochi, nella folla, sapranno riconoscervi il profondo disagio che vi abita.