Per alcune delle riflessioni presenti in questo post sono debitore a un intenso e appassionato scambio con l'amico Nikitas Thlimmenos, farmacista esperto e filologo raffinato (nonché passante greco), che colgo l'occasione per ringraziare per gli scambi sempre proficui.

Pubblicato su La rotta per Itaca

Treme Season 03

La terza stagione di Treme, la serie televisiva creata da [David Simon](http://davidsimon.com/" target="_blank) (The WireGeneration Kill) e ambientata nella New Orleans dopo il passaggio dell'uragano Katrina, è iniziata ormai da oltre un mese.

Nel momento in cui scrivo sono state messe in onda solo quattro puntate e ovviamente questo testo non ha pretese di esaustività ma vuole riflettere su alcune impressioni derivate da questa prima visione.

Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un fan non sono stato affatto entusiasta quando ho saputo che HBO aveva intenzione di produrre un'altra stagione di questa serie. L'arco narrativo delineato nelle prime due stagioni mi era sembrato straordinariamente equilibrato e mi pareva che non si potesse più dire nulla che aggiungesse spessore ai personaggi dello show.

Inizialmente le prime puntate della terza stagione sembravano confermare il mio timore, ovvero che la scrittura di Simon potesse infiacchirsi nella difficoltà di portare avanti un discorso che il finale della seconda stagione sembrava avere chiuso in maniera piuttosto radicale.

Mi ci è voluto un po' di tempo, di riflessione e di confronto per poter cogliere quella che, secondo me, si sta delineando di puntata in puntata come la chiave di lettura intorno a cui si stanno dipanando le vicende raccontate in questa ultima stagione.

Treme si configura come una compiuta riflessione sulla nozione di comunità e su come il corpo sociale che la costituisce negozia il trauma, quando si trova ad affrontarlo. Tutta la prima stagione è incentrata sul tentativo di ricostruire la dinamica del tempo attraverso la re-istituzione di una trama di riti di passaggio.

Questo aspetto emerge in maniera piuttosto chiara nel raffronto tra l'opening e il finale della stagione. In entrambi, infatti, ha luogo una Second line, caratteristica questa che conferisce all'intera stagione l'aspetto di una composizione ad anello (ring komposition). La second line diventa qui una figura rituale del tempo: quella in apertura di serie è infatti la prima second line che si svolge dopo l'uragano e non è un caso che gli autori la posizionino in apertura della serie.

La sfilata infatti serve a inaugurare nuovamente lo scorrere del tempo interrotto dall'evento traumatico. Il fatto che l'unico protagonista della serie presentato in questa sequenza, il trombonista Anotoine Batiste, arrivi in ritardo e sia costretto a rincorrere la parata e prendervi parte quando questa è già cominciata si può leggere come un modo per rappresentare l'instaurarsi del personaggio all'interno del nuovo tempo che si sta istituendo.

La second line che viene invece rappresentate nel season finale conclude l'orazione funebre celebrata in onore della morte del fratello di Ladonna, sulla cui sorte vi è incertezza praticamente per tutta la serie. La second line di apertura rappresenta il momento in cui si instaura nuovamente lo scorrere del tempo, la second line posta nel finale certifica come il ciclo del tempo, dalla (ri)nascita alla morte, sia stato ristabilito.

Nella seconda stagione, invece, gli autori affrontano con compiutezza il tema dell'identità e della sua negoziazione. Del modo in cui il trauma impone a una comunità di ripensarsi, di ri-immaginarsi, di ri-raccontarsi.

A questo punto viene da chiedersi quali sono i temi sviluppati e trattati nella terza stagione e come questi si inseriscono nella progressione dell'arco narrativo delineata dagli autori?

Mi pare che al momento la terza stagione oscilli tra due principali poli tematici: uno mi pare essere quello legato alla riflessione sul ritorno da intendersi in senso ampio sia come ritorno alle abitudini (Batiste, Sonny) sia come ritorno alle origini (Janette); l'altro tema mi pare quello legato a una riflessione sull'eredità e il lascito culturale (Dj Davis e i due Lambreaux).

In questo senso la terza stagione sembra proporsi come un momento dialettico rispetto alle due precedenti. Un momento caratterizzato dal tentativo di superare definitivamente il trauma riaffermando il proprio rapporto con quel passato che la catastrofe ha apparentemente spazzato via e che il potere tenta di obliterare.

Attualmente la serie è ancora in corso e pertanto queste riflessioni gravitano ancora intorno al testo in attesa di un possibile ancoraggio. Noi lo intravediamo ma se sarà un approdo sicuro ancora non possiamo dirlo.